Resonance – Recensione

Resonance è un’avventura grafica che agli appassionati del genere procurerà sicuramente una gradita sensazione di dejavù, facendo rivivere i fasti delle vecchie avventure anni ’90, quando il genere era ancora sulla cresta dell’onda e non subiva il confronto con titoli “rumorosi” e “ingombranti” come i vari Crysis, Assassin’s Creed e Call of Duty. Intendiamoci, non che il genere sia morto; anzi, specialmente il PC è stato in grado di regalarci, anche in tempi recenti, titoli decisamente meritevoli di attenzione. Il fatto è che le “vecchie” avventure sapevano miscelare nella giusta dose trame profonde e ricchissime di spunti riflessivi con un gameplay forse monotono nelle dinamiche generali, ma comunque in grado di mantenere sempre alta l’attenzione e sveglio il cervello. Resonance è tutto questo e anche altro perché, come vedremo, si porta dietro una discreta dose di innovazione che contribuisce a non farlo sfigurare a fronte del “2012” in fondo alla sua data di uscita. Tenendo alta, se non altissima, la bandiera delle produzioni indipendenti in questo campo.

 


Distributore

Good Old Games (GOG.com)
Sviluppatore
Wadjet Eye Games
Genere
Avventura grafica/Punta e clicca
Data di uscita
15 giugno 2012
Multiplayer
No
PEGI
12
Voto
8.8: legenda dei voti di Virtual Inn

Le meraviglie della scienza

La vicenda è ambientata nell’immaginaria Aventine City, una metropoli americana dei giorni nostri, dove un giovane scienziato, Tolstoj Eddings, sta lavorando ad un importante progetto di ricerca in ambito quantistico con il professor Javier Morales. Una chiamata del professore sveglia il giovane alle prime luci dell’alba di domenica: il professore informa il suo giovane assistente di essere riuscito a confermare i risultati di una clamorosa scoperta, che potrebbe rivoluzionare per sempre il futuro dell’Umanità; sfortunatamente ci sono anche dei risvolti negativi e il dottore pensa di distruggere il frutto delle proprie ricerche per evitare che questo possa cadere nelle mani sbagliate. Questa premessa narrativa introduce, ad un ritmo concitato ed incalzante, ben quattro differenti “prologhi” giocabili, in cui ci vengono presentati i quattro protagonisti della vicenda. Uno è proprio il giovane scienziato, Ed, mentre gli altri sono il Detective Bennet, la dottoressa Anna, nipote del dottor Morales e un giornalista/blogger di nome Ray Abbot. Le vicende porteranno queste quattro persone, apparentemente del tutto slegate l’una dall’altra, a lottare per la propria vita e per svelare un complotto dalle ricadute molto più vaste del semplice contesto cittadino e delle loro esistenze individuali.

Resonance fa tutto quello che una buona avventura dovrebbe fare per esibire una trama all’altezza della situazione: l’intreccio è ricco di colpi di scena, di analisi introspettive che conferiscono carattere e profondità ai personaggi, anche mediante l’uso di flashback e sogni. Il punto di vista di ciascuno dei personaggi è enfatizzato nelle parti che lo coinvolgono, anche quando differisce profondamente da quello degli altri: non mancheranno infatti i momenti di contrasto e sfiducia tra i quattro protagonisti, anche se questi sono legati da un filo conduttore che ne ha unito i destini, incoraggiando una collaborazione. Con il progredire della vicenda il giocatore avvertirà, in misura sempre crescente, l’incombere di pericoli e complotti di respiro sempre più ampio e comprenderà, sentendosene addosso il peso, l’enorme responsabilità che grava sui protagonisti (date le potenziali conseguenze delle loro scelte). Il gioco prevede anche più di un finale, anche se i bivi in cui è data una scelta “vera”, in grado di portare la trama su un binario realmente differente, sono drasticamente ridotti. La sensazione, però, di avere per le mani situazioni e decisioni di capitale importanza, senza poter vedere a priori a cosa porteranno le nostre scelte, è pressochè onnipresente.

Nelle situazioni più concitate, all’incalzare del ritmo narrativo si aggiunge un’urgenza effettiva. E’ infatti possibile morire se non si effettuano in tempo le scelte giuste: spesso nelle avventure grafiche l’”immortalità” del protagonista è un elemento che spezza nettamente la tensione, riducendo l’impatto emotivo delle situazioni di pericolo sul giocatore. Questo, in Resonance, non avviene, per cui non potremo “farci i conti” sul fatto che qualcosa di miracoloso verrà sempre a trarci di impaccio a patto che troviamo la sequenza giusta per attivarlo; ciò su cui invece si può contare, a beneficio di un gameplay scorrevole e mai frustrante, è un amichevole “effetto moviola”. Se facciamo scelte sbagliate fino ad indurre conseguenze letali, vedremo il tempo scorrere all’indietro fino ad un punto in cui “si può ancora rimediare” e ci viene quindi concessa una nuova chance: alla fine, per tentativi ed errori, troveremo il modo di venirne fuori.

“Resonance fa tutto quello che una buona avventura dovrebbe fare per esibire una trama all’altezza della situazione: l’intreccio è ricco di colpi di scena, di analisi introspettive che conferiscono carattere e profondità ai personaggi, anche mediante l’uso di flashback e sogni.

Innovazione tecnologica

Non è solo questa struttura narrativa più “credibile” a staccare le meccaniche di Resonance dalla massa, ma anche una significativa serie di scelte di gameplay inedite e gradevoli. Anzitutto, i quattro personaggi non sono stati messi lì solo per rendere più complicata la storia: ognuno di loro ha un ruolo preciso, degli oggetti in dotazione e la capacità di risolvere situazioni che non sono alla portata degli altri. Lo scienziato sa ragionare in maniera analitica sui problemi, il poliziotto può contare sulle risorse del dipartimento e su una superiore capacità investigativa, il reporter su una serie di fonti e metodi per reperire informazioni e la nipote del dottore ha un legame molto forte con il personaggio chiave della vicenda e questo le consente spesso di ricavare o “ricordare” indizi fondamentali per sciogliere la complicata matassa. Spesso gli enigmi richiederanno la compresenza di due personaggi (tra i quali è possibile alternare il controllo con un semplice click, oltre a permettergli di scambiarsi oggetti ed informazioni rilevanti) o addirittura la collaborazione di tutto il quartetto per conseguire un obiettivo comune.

Il gioco non estremizza le caratteristiche che possono rendere difficile un’avventura fino a farne una gara contro la frustrazione: gli scenari sono “puliti”, non è richiesto un eccessivo “pixel hunting” per individuare gli elementi rilevanti e nei momenti di massimo “buio” o sconforto, si può contare su un aiuto indiretto da parte dei personaggi. Facendoli dialogare tra loro, infatti, è possibile che essi si scambino opinioni e suggerimenti che tornano utili soprattutto al giocatore nel capire quale sia la prossima mossa da fare. L’opzione “Che si fa, adesso?” non manca mai tra i dialoghi reciproci che possiamo far scambiare ai protagonisti.

“Il gioco non estremizza le caratteristiche che possono rendere difficile un’avventura fino a farne una gara contro la frustrazione”

E per non rendere il tutto troppo facile, ecco che Resonance si inventa un’altra gradevole novità: il sistema dei “ricordi”. Oltre al classico “inventario” di oggetti da analizzare, combinare e utilizzare al punto e al momento giusto, infatti, l’interfaccia di Resonance ci presenta altre due schede, intitolate “memoria a breve termine” e “memoria a lungo termine”. La prima è un campionario in cui potremo letteralmente inserire (semplicemente trascinando, come si fa con gli oggetti) qualunque elemento col quale siamo in grado di interagire (anche una porta o un grosso masso, ad esempio); richiamando poi l’oggetto in un apposito riquadro nel corso di una conversazione, potremo richiedere informazioni sull’oggetto ad altri personaggi e anche sbloccare, in tal modo, nuove risposte o opzioni di dialogo. La “memoria a lungo termine” funziona in modo affine, ma invece di memorizzare “oggetti”, qui memorizzeremo gli eventi principali della vicenda di cui ciascun personaggio si trova ad essere testimone o protagonista. Richiamandoli assisteremo ad un breve “riassunto animato” della scena vissuta e, in modo simile a quanto accade per i ricordi a breve termine, potremo rivangare l’evento nel corso di una conversazione, per chiedere all’interlocutore informazioni sull’argomento o metterlo al corrente dello stesso (in modo da suscitare una certa reazione e sbloccare nuove situazioni). Questo sistema moltiplica le opzioni e le possibili strategie risolutive per ogni situazione, costringendoci a mettere in moto il cervello molto più di quanto non si debba fare con il “semplice” inventario.

Scienza e Tecnica

Come spesso accade nelle produzioni indipendenti, la grafica di Resonance non è certo all’avanguardia. La cosa che sembra farsi maggiormente beffe delle nostre roboanti schede grafiche (si fa per dire) è la presenza di un pannello di configurazione delle opzioni in apertura del gioco, dal quale si ha l’illusione di poter impostare una risoluzione più elevata tramite la scelta di un opportuno filtro; salvo poi scoprire che tutte le opzioni di filtraggio superiori a “2x” sono inesorabilmente buggate e per far partire il gioco dovremo dirottare tutto su un odiato 640×480, che ci restituirà personaggi e scenari oltremodo spixellati e squadrati. Dato il modo in cui certe produzioni indipendenti sembrano addirittura farsi un vanto della propria bruttura grafica come “orgoglioso distacco dai canoni delle produzioni standard per veicolare un messaggio forte”, non ci sentiamo di definire orrenda la grafica di Resonance; è solo che, appunto, sembra di giocare ad un gioco degli anni ’90 anche sotto questo aspetto. Il finto pannello di controllo è però davvero l’unica cosa che si può eccepire al comparto tecnico di Resonance: le musiche sono assolutamente adeguate e conferiscono all’avventura il giusto tocco tra il misterioso e il vagamente inquietante; i dialoghi sono estremamente curati, lasciando spazio ad un’ironia che spesso ci strappa un sorriso anche nella gravità e concitazione del contesto in cui siamo immersi; e il doppiaggio inglese è di eccellente qualità, dando ai personaggi ulteriore spessore e carattere (specialmente il giornalista e il detective). Vi è purtroppo un’altra nota negativa, in tutto ciò, vale a dire la totale assenza di traduzione in italiano anche solo a livello di sottotitoli, che rischia di rendere il gioco inaccessibile (e comunque non pienamente godibile, data la vastità e profondità della trama) a chi non mastichi la lingua di Albione come si deve.


Resonance
 è un gioco profondo, sia nella trama che nelle meccaniche di gioco, pur rimanendo semplice e intuitivo e non frustrando mai il giocatore con eccessive difficoltà. Il gioco si rende un acquisto pressochè obbligatorio per gli amanti delle avventure grafiche, grazie alle gradevoli dinamiche introdotte (possibilità di controllare quattro personaggi, sistema dei “ricordi”) e ad una narrazione di livello qualitativo elevatissimo che, tra trama e dialoghi, fa davvero meritare agli sviluppatori una standing ovation da parte di tutti gli appassionati. Va segnalata inoltre una caratteristica che per i giochi PC sta diventando sempre più un valore aggiunto, ossia l’assenza di fastidiosi e inopportuni DRM. Sfortunatamente è tutto in inglese, ma se masticate l’idioma Resonance vi terrà incollati allo schermo dall’inizio alla fine di questa fantastica vicenda.
 


Alessandro "Variele" Verso

About Alessandro "Variele" Verso

Dopo aver attraversato l'Abisso come Raziel ed esserne rinato più forte e determinato (ma anche molto più brutto) si è definitivamente convinto che è meglio regnare all'Inferno che servire in Paradiso. PCista convinto, si è arreso di malavoglia all'incedere inarrestabile delle console, ma mantiene al riguardo tutto il sano scetticismo di un tempo. Specialmente con la "Next Gen" in arrivo.