The Book of Unwritten Tales – Recensione

PC

In realtà il gioco è uscito da un pezzo, ma solo dal 31 luglio è disponibile su Steam (e altri canali di distribuzione come Gog), e poi non è mai tardi per recensire certe perle.

cover 3d book unwritten tales

 

Editore
Nordic Games
Sviluppatore
King Art
Genere
Avventura punta e clicca
Data d’uscita
30 marzo 2012 – 31 luglio 2012 (Steam, Gog e altri canali di distribuzione)
Multiplayer
No
Lingua
Italiano, solo testi, se acquistato su Zodiac
Costo e requisiti di sistema
Zodiac, 24.99€
PEGI
3
Voto
8.4: legenda dei voti di Virtual Inn

Puntare, cliccare, fuoco!
Un’avventura che si ispiri ad altre avventure è la regola nel mercato videoludico. I ragazzi di King Art propongono un punta e clicca che ripesca e cita quanto più possibile dall’intero filone fantasy classico, mostrandone anche il lato parodistico e riuscendo a strappare qualche sana risata. La storia, in toto, non è tanto diversa dai classici fantasy che si possono trovare ovunque si giri lo sguardo. C’è un antico artefatto il cui potere rischia di sconvolgere gli equilibri del mondo intero; un gruppo di cattivoni pronti a tutto pur di ottenerlo e, in questo caso, un gruppo democraticamente suddiviso di eroi, rappresentato da uno gnomo, un’elfa e un umano. Sebbene, come già detto, la premessa sia tutt’altro che innovativa, è molto più importante vedere come un gioco possa evolvere o eventualmente regredire a partire dall’idea alla base della narrazione. The Book Of Unwritten Tales sa coinvolgere il giocatore nel suo (stra)ordinario mondo fantasy perché è un gioco che non solo prende in giro e fa le pernacchie a tutto il genere fantasy, ma sa scherzare anche su se stesso, creando situazioni piacevoli e a tratti esilaranti: insomma, il fantasy che non ti aspetti.

Guarda che ti cito
Come già detto, all’interno della storia sono presenti moltissimi passaggi in cui citazioni più o meno velate adombrano elementi di stampo fantasy presenti in film e giochi: indubbiamente vi è da parte dei programmatori una propensione verso il genere degli MMORPG, visto che capiterà spesso di imbattersi negli ingredienti tipici di World of Warcraft, come ad esempio la presenza di orchi, tauren, undead (zombie in questo caso), gnomi e nani. O anche la base del nemico che rispecchia perfettamente le necropoli tipiche degli undead su WoW (Naxxramas docet). Altre citazioni si riferiscono al Signore degli Anelli: si ha infatti subito l’impressione che il gioco parta dritto per dritto, citando la compagnia dell’anello nella persona di un hobbit (uno gnomo in questo caso) costretto a partire alla ventura proteggendo un anello di vitale importanza dalle grinfie di un nemico minaccioso e sempre in agguato. Vi sono inoltre riferimenti ad altri giochi come Discworld e Monkey Island. Per chi è cresciuto a pane e fantasy (ma anche a pane e videogames più in generale) sarà un piacere andare a cercarsele.

Gli sviluppatori tedeschi della King Art, anziché basare l’intera avventura sull’uso di un singolo personaggio per scena, hanno pensato bene di utilizzare assieme i personaggi facendoli collaborare per arrivare alla risoluzione dei vari puzzle ed enigmi”

La compagnia dell’artefatto
Il gruppo di volenterosi eroi è composto, come accennato, dallo gnomo Wilbur, il simpatico aiutante di un nano mastro birraio, che sogna ad occhi aperti un’avventura che possa renderlo un grande eroe dell’Alleanza; vi è poi l’elfa Ivo, una scaltra e attenta conoscitrice della foresta che una volta finita tra l’incudine e il martello farà di tutto per portare a compimento la propria missione; infine vi è l’umano Nate, un “neutrale” cacciatore di tesori che si trova invischiato in una situazione più grande di lui della quale dovrà suo malgrado farsi carico. La stramba compagnia che si formerà nel corso della narrazione sarà mossa dagli avvertimenti del gremlin McGuffin e sarà aiutata dai compagni, i “pet” di Nate e Ivo, rispettivamente il Critter e Tscheep Tscheep.

Chi fa da tre, fa per sè
Il meccanismo di gioco è il tipico di qualunque punta e clicca. Gli sviluppatori tedeschi della King Art, anziché basare l’intera avventura sull’uso di un singolo personaggio per scena, hanno pensato bene di utilizzare assieme i personaggi facendoli collaborare per arrivare alla risoluzione dei vari puzzle ed enigmi. Difatti la possibilità di scambiare oggetti utili tra un personaggio e l’altro, rappresenta un’idea piuttosto riuscita e permette in questo modo di variare il modo con cui ci si approccia ai diversi ostacoli presenti lungo il cammino. L’inventario è posizionato e viene mostrato in evidenza nella parte inferiore dello schermo passandoci sopra con il cursore. Gli oggetti possono essere selezionati, trascinati, combinati per interagire con il fondale, il tutto in maniera semplice e intuitiva: infatti oltre ad essere presenti segnali visivi e testuali che indicano la possibilità di effettuare una determinata azione con un determinato oggetto su quella particolare porzione di fondale, è anche possibile vedere i punti “sensibili” su cui interagire tramite la pressione della barra spaziatrice. Gli enigmi in tal modo risultano spesso e volentieri facilmente risolvibili, per certi versi scontati, e solo in determinati casi la loro risoluzione richiederà più di qualche minuto. La difficoltà è quindi un punto su cui non è stata calcata la mano, in modo da rendere il gioco il più possibile appetibile alla sempre più nutrita schiera dei casual gamers.

Niente di meno
Sotto il punto di vista grafico The Book Of Unwritten Tales sfoggia una grafica azzeccata e coloratissima. Facendo uso di una palette vivace e tipica delle avventure fantasy in genere, gli scenari mostrati sono totalmente in 2D e abbelliti grazie a un successivo lavoro di rifinitura a mano. I personaggi e le apparizioni invece sono resi in 3D e si muovono piuttosto fluidamente sul fondale dando quasi sempre l’idea che siano un tutt’uno. Nonostante le ambientazioni risultino piuttosto diversificate, andando avanti nel gioco si nota un sempre maggior riciclo di quest’ultime, il che porta a pensare che verso il termine dell’avventura gli sviluppatori abbiano voluto imprimere una virata frettolosa agli eventi. Per quanto riguarda le musiche non vi è nulla fuori posto e spesso e volentieri ci si trova ad apprezzare maggiormente determinati scenari grazie a quel particolare motivetto che ti risuona in testa senza manco accorgertene. Degna di nota la presenza del celebre brano sinfonico “In the Hall of Mountain King”, perfetto nelle scene incentrate su gnomi e nani.


The Book Of Unwritten Tales, nelle sue 15-20 ore di longevità, sa farci ridere e divertire grazie alle sue citazioni e ad un’autoironia che non ti aspetti da un titolo simile. Godibile indubbiamente da parte di tutti coloro che provengono da universi online persistenti come World of Warcraft o dai fanatici del fantasy. Per chiunque altro resta un titolo consigliato, capace di intrattenere assai gradevolmente. 

Luca "Spike" Sciroli

About Luca "Spike" Sciroli

"E le spiegò che la bellezza di un rettilineo è innarrivabile, perchè in essa è sciolta qualsiasi curva e insidia, in nome di un ordine clemente e giusto. E' una cosa che possono fare le strade le disse, e che non esiste nella vita. Perchè non corre diritto il cuore degli uomini, e non c'è ordine forse, nel loro andare." - Questa Storia -